Il lupo | Garry Marvin

Vi propongo un consiglio imperdibile da parte di Valentina.

La Biblioteca di Babele

Il destino del lupo è sempre stato quello di essere una creatura
troppo maestosa e possente perché l’uomo potesse ignorarlo:
il suo futuro dipende oggi dal tipo di attenzione
che gli uomini vorranno riservargli.

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La collana Animalìa di Nottetempo l’ho scoperta solo qualche mese fa, quando, proprio per la mia passione per la saggistica su natura e animali, mi è stato consigliato di leggere Il falco di Helen Macdonald, naturalista e scrittrice britannica che seguo volentieri anche su Twitter. Quel libro mi era piaciuto molto e tra l’altro mi ha fatto conoscere la collana in cui è inserito, che raccoglie – come leggiamo sulla bandella – «monografie agili, divulgative e con un ricco apparato iconografico». Si tratta di saggi molto interessanti in cui un autore si dedica in particolare a un animale raccontandolo con un approccio multidisciplinare, cioè, non fermandosi al punto di vista della storia naturale, ma…

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Bottoni

Disegno Rachele Scaccaglia

Fra fili sfilacciati di seta a rinsaldare
bottoni precari penzolanti
che non appartengono più alle asole:
sul punto di cadere
un bottone piccolo e bianco
precario scivola e si perde.
Siamo come bottoni insignificanti che chiudono, proteggono, inosservati,
forse importanti finché non ci smarriamo.
Dove vanno a finire i bottoni scuciti?
caduti frai cuscini di un divano, fra la sabbia
sotto i passi affrettati di gente anonima e indaffarata
Si è allentato il mio filo, mi perdo come un bottone chissà dove; ma resto sempre li, nel taschino interno della tua giacca, ma tu non lo sai. Se solo avessi imparato a cercare…

Via instagram – testo : book_in _frame

Dylan Dog – Il bottone di madreperla – Testo Barbara Baraldi – Disegni Paolo Mottura

Da quell’errore iniziale erano discesi tutti gli altri. Una volta che si sbaglia ad abbottonare il primo bottone, è inevitabile che tutti gli altri risultino spostati. Ogni successivo tentativo di riparare a tale errore di impostazione, aveva solo creato ulteriore confusione.

Dance dance dance, Murakami Haruki

La pazienza del sasso (recensione)

recensione libro di Carmela Scotti

La pazienza del sasso è il terzo libro di Carmela Scotti, ancora per Garzanti editore.

Questo romanzo è incentrato su un viaggio, fisico ma soprattutto introspettivo, e raccoglie una confessione da parte della protagonista, Argia, fatta a se stessa attraverso un resoconto della propria vita accanto e contro la sorella Dervia.

I personaggi protagonisti sono nei ricordi di Argia , sorella maggiore, in una famiglia dove la madre prima, il padre poi, si macchiano di colpe inaccettabili, passando anche per una nonna che  non è in grado di costruire sentimenti con le due nipoti, anzi ne disprezza la provenienza parentale. Attraverso queste basi la Scotti costruisce una trama composta da una scrittura equilibrata con uno stile personale che si ammira per l’originalità dei confronti, nei dialoghi come nelle descrizioni.

La storia percorre una strada lunga, dal passato della vita in un paese della sicilia, l’emigrazione verso il nord e il ritorno al paese natale per esaudire un desiderio di Dervia, le cui ceneri saranno sepolte accanto alla madre e alla nonna.Non mancano i momenti drammatici (il terremoto del Belice trova spazio in diverse occasioni nel romanzo, un’immagine su tutte il pianoforte, che la madre delle bambine suonava, sprofondato nelle macerie, a rappresentare un’ esistenza delicata mai rimarginata nelle ferite dell’anima),   come le parentesi divertenti, affidate al presente costituito dal rapporto amorevole e protettivo nei confronti della protagonista con il figlio Lucio. Nel presente trova spazio anche Nicola, vecchio compagno di scuola, lui costituirà la porta da varcare per rientrare nel mondo che nel tempo Argia ha perduto, vittima della propria solitudine morale.

Carmela Scotti si impone bene con questa terza opera a mio giudizio, reduce da un esordio importante come è stato “ L’imperfetta”, finalista al premio Calvino, poi la svolta avvenuta nel secondo libro , “Chiedi al cielo”, con una ambientazione e forma narrativa diversa dal primo, che personalmente non mi ha entusiasmato, pur essendo un romanzo con un fine ben preciso. “La pazienza del sasso” è un libro da leggere, dopo l’introduzione ci si rende conto che si parte nel viaggio insieme ai protagonisti e non si stacca mai la mente da ogni singolo momento narrativo che riesce a coinvolgere il lettore appassionato di letture importanti.

Libro consigliato, e se ne uscite soddisfatti recuperate anche gli altri lavori di Carmela Scotti.

Enzo Facciolo

ll Diabolik dei primi numeri aveva sopracciglia cespugliose degne di Zero Calcare, aveva il volto coperto da un banale passamontagna come quello dei rapinatori da strada delle barzellette della «Settimana Enigmistica», aveva un fisico che le sorelle Giussani avrebbero voluto simile a quello di Johnny Weissmuller/Tarzan, mentre i disegnatori dell’epoca preferivano rifarsi al
muscoloso Maurizio Arena.
Poi, con il 10° episodio, arrivò Enzo Facciolo. Veniva dal mondo dei cartoni animati, era abituato a lavorare in fretta e bene, aveva le idee chiare. E sapeva come sostenerle con le Autrici.
Cominciò definendo una volta per tutte “lo sguardo di ghiaccio” del Re del Terrore facendo riferimento – su specifica richiesta di Angela Giussani – all’attore Robert Taylor.
Continuò dando dinamicità al corpo del personaggio, “muovendolo” nelle vignette come fosse un atleta. E infine si dedicò al cappuccio, che non voleva nascondesse i lineamenti del volto ma ne sottolineasse le espressioni.
Se oggi Diabolik è un “brand”, se è riconoscibile anche dalla sua silhouette o per un dettaglio del volto, se le decine di illustratori che si sono avvicendati – per più di cinquant’anni nell’impegnativo compito di disegnare le avventure di Diabolik hanno avuto un punto di riferimento chiaro e univoco, il merito va soprattutto a Enzo Facciolo.
ll Re del Terrore gliene sarà sempre grato.

©Astorina

Mario Gomboli. Prefazione volume “Diabolik visto da Facciolo” edizioni Ink – Mondadori

Un posto tutto mio (recensione)

  • Un posto tutto mio
  • Rocio Munoz Morales
  • Sonzogno editore
  • 2021

Più che un romanzo “Un posto tutto mio” lo definirei un racconto, quasi a oltrepassare il confine con il mondo delle favole (infatti anche di quello si parla). Un racconto piacevole da leggere con una narrazione delicata. Nel paese di ambientazione, nel Salianto in Puglia, l’atmosfera si presenta come se il tempo si fosse fermato, spesso descritto con cartoline immaginarie che danno il senso del luogo. La protagonista si chiama Camila, spagnola come l’autrice, al centro della storia un viaggio da Madrid per motivi ereditari, riguardo una masseria, la ragazza scopre ben presto un mistero che avvolge la sua presenza, (celato nell’ambiguità di alcune persone con cui incrocia inevitabilmente la propria strada), rapportata a quella della madre che ha vissuto in quel paese molti anni prima, fino a quando si è trasferita a Madrid. Vecchie ferite invisibili vengono a galla, unite al mistero indotto da un particolare quadro e a una leggenda che nel corso degli anni ha forgiato l’esistenza degli abitanti del paese.

Rocio ha scritto “Un posto tutto mio” con la serenità di una donna che riscopre il proprio mondo visto dalla bambina in lei, è un testo leggero , scorrevole, ma non si perde mai il segno e il desiderio di continuare a vivere questa avventura, dove il lieto fine seppur scontato , ha il sapore di un frutto maturato grazie alla cura di chi lo ha seminato. Mi è piaciuto questo racconto, e anche lo stile che presenta Rocio Morales, in un esordio che incoraggia a leggere nuove cose in futuro, con la convinzione di scoprire nuovi orizzonti che la fantasia permette ancora di vivere.